Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

LA VALLE SANTA REATINA
Santuario di Poggio Bustone in Rieti
I Santuari francescani di Fontecolombo e La Foresta in Rieti
Santuario di Greccio in Rieti
IL SANTUARIO FRANCESCANO DI GRECCIO
Santuario di Greccio

IL SANTUARIO DI GRECCIO
IN RIETI

L e fonti storiche non sono concordi nello stabilire l'anno in cui frate Francesco, per la prima volta, giunse nel territorio di Greccio. Molti collocano l'evento al 1210, ma nulla farebbe crollare l'ipotesi che il Santo assisiate, già nella Valle reatina tra la fine del 1208 e gli inizi del 1209, desideroso di ritirarsi in qualche luogo solitario, abbia raggiunto, presso Greccio, il picco del monte Lacerone.
Il panorama che si gode dalla vertiginosa altezza del Lacerone (m. 1205), sottolinea giustamente Nicola Cavanna, "è talmente bello e grandioso, che non so se in tutta Italia se ne trovi un altro simile".
Frate Francesco, estasiato dall'aspra solitudine del luogo e dallo splendido quadro panoramico che offriva quell'altura, decise di stabilirvi una temporanea dimora; e così, all'ombra di due vetusti carpini, costruì un semplice ricovero "di frasche e di fango". E in questo angusto monte egli sperimentò l'affetto straordinario di un leprotto, il quale preso al laccio dai frati e portato al Santo, non voleva in alcun modo ridarsi alla libertà. Ciò fece soltanto dopo essere stato costretto dallo stesso Francesco.
Dopo aver dimorato per un po' di tempo nella capanna del monte Lacerone, Francesco, accondiscese alle insistenze di Giovanni Velita, nobile cavaliere di Greccio, di stabilirsi in un luogo meno impervio, che, secondo una tradizione raccolta dal Wadding, fu designato dal lancio di un tizzone di fuoco a mezzo di un bambino, il quale miracolosamente trasvolando per l'aria e superando la valle, andò a colpire la parete rocciosa ove fu fondato il primo romitorio e, più tardi, il conventino.
Il recondito eremitaggio di Greccio divenne noto in tutto il mondo, grazie alla memorabile celebrazione del Natale, qui addotta dal Santo nel 1223.
A detta del Celano, Francesco, circa due settimane prima della Natività, dimorando nel romitorio di Fontecolombo chiamò il suo amico Giovanni Velita, signore di Greccio, invitandolo a preparare quanto sarebbe servito per la celebrazione natalizia: " 'Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello'. Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal santo. E giunse il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia. Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucarestia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali, perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava 'Bambino di Betlemme', e quel nome 'Betlemme' lo pronunciava riempendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva 'Bambino di Betlemme' o 'Gesù', passata la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole. Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso (Giovanni Velita), ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del santo, il fanciullo Gesù veniva resuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia (...)".
Il cuore di Francesco rimase legato a questo luogo, perché gli appariva "ricco di povertà", ed al paese, perché la sua predicazione vi aveva riportato un insperato successo, tanto che i grecciani si meritarono un esplicito elogio dallo stesso Santo, che soleva ripetere: "In nessuna grande città ho viste tante conversioni quante in questo piccolo castello di Greccio".
Dopo il fatidico anno della celebrazione del Natale (1223), frate Francesco tornerà nell'amatissimo romitorio reatino.
Era il dicembre del 1225, quando il Santo, allora dimorante nella Valle reatina in attesa del cauterio, raggiunse ancora questa delizioso luogo. Narra la Leggenda perugina: "In altro tempo, venne un ministro dei frati da Francesco, che soggiornava a Greccio, per celebrare il Natale del Signore insieme con lui. I frati dell'eremo in occasione della festa e per riguardo all'ospite, prepararono la mensa con cura, coprendo le tavole con belle tovaglie bianche, che avevano acquistato, e guarnendola di bicchieri di vetro. Quando Francesco scese dalla celletta per desinare, vedendo la mensa alzata da terra e allestita con tale ricercatezza, uscì senza farsi notare, prese il cappello e il bastone di un mendicante venuto là quel giorno e, dopo aver chiamato sottovoce uno dei compagni, andò fuori dalla porta del romitorio. I frati non si accorsero di nulla. Si misero a tavola tranquillamente, poiché era volontà del Santo che, se non veniva subito all'ora della refezione, i frati cominciassero a mangiare senza di lui. Intanto il suo compagno chiuse la porta, e rimase dentro, accanto all'uscio. Francesco bussò, e quello subito gli aprì. Entrò con il cappello sul dorso e il bastone in mano, come un pellegrino. Affacciatosi all'entrata della stanza dove i frati desinavano, egli disse al modo dei mendicanti: 'Per amore del Signore Dio, fate l'elemosina a questo povero pellegrino malato!'. Il ministro e gli altri frati lo riconobbero immediatamente. E il ministro gli rispose: 'Fratello, siamo poveri anche noi, ed essendo numerosi, le elemosine che stiamo consumando ci sono necessarie. Ma per amore del Signore che hai invocato, entra, e divideremo con te le elemosine che Dio ci ha mandato'. Francesco si fece avanti e si accostò alla tavola. Il ministro gli diede la scodella, da cui stava prendendo cibo, con del pane. Il santo prese l'una e l'altro, sedette a terra vicino al fuoco, di fronte ai fratelli che stavano a mensa in alto. Disse allora sospirando: 'Quando vidi questa tavola preparata con tanto lusso e ricercatezza, ho pensato che non era la mensa dei poveri frati, i quali vanno ogni giorno a questuare di porta in porta. A gente come noi si conviene seguire in ogni cosa l'esempio di umiltà e povertà del Figlio di Dio più che agli altri religiosi: poiché a questo siamo stati chiamati e a questo ci siamo impegnati davanti a Dio e davanti agli uomini. Adesso, mi sembra, io sto a mensa come si addice a un frate'. Quelli ne arrossirono, comprendendo che Francesco diceva la verità. Alcuni presero a lacrimare forte, nel vedere Francesco seduto per terra e ripensando a come li aveva corretti con tanta santità e ragione".
E senza dubbio, all'ultima visita condotta dal Santo nel gennaio 1226 presso il conventino di Greccio, si riferisce l'episodio del cuscino di piuma: Francesco, straziato dal dolore agli occhi, acutizzato dall'intervento appena subìto, dopo aver accettato in dono un guanciale, per adagiarvi il capo fortemente malato, avvedendosi che il diavolo vi era penetrato, lo gettò al compagno pentendosi di essersi indotto a "jacere in pluma".
Greccio, zona di transito e di ripetute dimore di Francesco, si trasforma, quindi, in luogo di devozione e di culto, e come tale vi si stabiliscono definitivamente i frati, i quali daranno al luogo un'impronta romitoriale confacente ai desideri del Serafico assisiate. Impronta che ancor oggi, dopo oltre sette secoli, mantiene inalterata la primitiva identità!


Attaccato ad un costone roccioso come un nido di aquile, costruito più volte su audaci pilastri e spuntoni di pietra che sporgono su un alto abisso, il Santuario di Greccio, locato a poco più di due chilometri dal paese omonimo, è senza dubbio uno dei luoghi più caratteristici e popolari della tradizione francescana classica.

Santuario di Greccio: Presepe (affresco del sec. XIV) - dettaglio


LA CAPPELLINA DEL PRESEPIO

Varcato l'ingresso del complesso conventuale, a sinistra, è un'umilissima cappellina: in questo ambientino l'Apostolo umbro, nella fredda e nevosa notte del 25 dicembre 1223, rappresentò la scena della Natività.
Sotto la moderna mensa dell'altare, è la pietra nel cui incavo, su poco fieno, fu adagiato il simulacro di Gesù Bambino. L'angusto oratorio, annerito dal fumo degli incensi e dei lumi, conserva, nella parete di fondo, un pregevole affresco parzialmente mutilo che, in due distinti scomparti, raffigura il Grandioso avvenimento di Greccio e la Natività di Betlemme. Stilisticamente, a detta degli esperti, il dipinto rivela la mano di un maestro formatosi sui testi dei più importanti pittori attivi in Umbria meridionale, tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo, oscillazione cronologica che può valere come data dell'opera.
Usciti dalla Cappellina del Presepio, sulla parete esterna della stessa, si ammirano due affreschi quattrocenteschi di scuola umbro-marchigiana, raffiguranti una Natività ed un San Giovanni Battista.


IL PRIMITIVO ROMITAGGIO

Inoltrandosi nel bianco e stretto corridoio, sulla destra, una cancellata in ferro delimita un'ampia sala tutta pavimentata in legno. All'interno è una grande tela ad olio raffigurante la Deposizione di Cristo; l'ignoto autore apparterrebbe alla Scuola del Caravaggio.
Opposto alla sala è il nucleo primitivo del romitaggio: lo stesso fatto costruire da Giovanni Velita per Francesco e la primitiva fraternitas. Un piccolo antro ingentilito dall'umilissima Cantina di San Francesco, immette nel refettorio del primitivo luogo; qui, un caminetto, un lavabo e due piccoli tavoli che, secondo la tradizione, sarebbero gli stessi usati dal Santo e dai suoi frati, è tutto quello che si può ammirare.
Una minuta apertura immette nel dormitorio della primitiva comunità. Lungo le pareti sono visibili alcune croci che, con ogni probabilità, indicavano il posto assegnato ad ogni singolo frate. In fondo, appartata, è la celletta del Santo assisiate.

Santuario di Greccio: dormitorio di S. Bonaventura


IL DORMITORIO DI SAN BONAVENTURA

Dal primitivo romitaggio, un'angusta rampa di scale adduce al piano superiore. E' qui il ligneo Dormitorio del secolo XIII del tempo di San Bonaventura da Bagnoregio, Ministro generale dell'Ordine (1257-1274). E' una costruzione veramente originale, interessante esempio di struttura abitativa utilizzata dai frati sino ai primi anni del Novecento.
Nella prima delle celle, a detta della tradizione, avrebbero dimorato, fra gli altri, i Santi Bonaventura da Bagnoregio, Bernardino da Siena e Leonardo da Porto Maurizio.


LA CHIESINA DI SAN BONAVENTURA O DI SAN FRANCESCO

Sullo stesso piano del dormitorio è la chiesina intitolata a San Bonaventura (e a San Francesco), la cui origine risalirebbe al periodo appena posteriore alla canonizzazione del Serafico assisiate.
Sopra l'altare della chiesa si ammira una pregevole tela incollata su tavole, di Scuola Umbra del secolo XIV, raffigurante La Deposizione; a sinistra si apre la porticina adducente alla vecchia sacrestia, al di sopra della quale è una bella tempera quattrocentesca su tavola circolare di Biagio D'Antonio da Firenze (discepolo del Ghirlandaio), raffigurante la Vergine con Bambino. Superiormente agli stalli è un quattrocentesco Crocifisso ligneo. Sulla volta a botte, oltre l'Agnello pasquale, è il ritratto del Beato Giovanni da Parma, e accanto, mutila, la trecentesca opera a fresco raffigurante Francesco inginocchiato che riceve da un Angelo il cartiglio con le parole [...] FIAT QUIA REMISSA [...]RA PECCATA; rievocazione, questa, del prodigio verificatosi presso l'eremo di Poggio Bustone.
Uno strano e complicato congegno, completa degnamente questo insieme austero e caratteristico; esso consta di due aste di legno girevoli in modo da occupare il centro del coro: l'una sosteneva il libro corale, l'altra la lucerna (sopra una delle facce dell'asta orizzontale, si leggono le indicazioni dei diversi toni del canto fermo).

IL CORO

Dietro l'altare è il coro: luogo di culto che, a detta degli esperti, sarebbe stato lo stesso in cui Francesco avrebbe assistito ai divini uffici. Qui si ammirano: un leggio con antico corale, un crocifisso ligneo del secolo XVIII, un'immagine dell'Addolorata del secolo XVII e due quadri in rame del secolo scorso.

Santuario di Greccio: effige di frate Francesco


L'ORATORIO DI SAN FRANCESCO

A sinistra dell'altare della chiesetta di San Bonaventura, una porticina immette nell'antica sacrestia, convertita oggi in oratorio dedicato all'Apostolo umbro. La sacra ara risulta costituita da una moderna mensa collocata sopra un cippo, già appartenuto alla chiesina di San Bonaventura. Sopra ad essa è stata collocata l'antichissima effige di frate Francesco che, a detta della tradizione, sarebbe stata fatta dipingere, essendo il Santo ancora in vita, da Iacopa dei Settesoli, sua grande amica e protettrice.


CELLA SOLITARIA DI SAN FRANCESCO

A poca distanza dal convento, nel folto bosco, vicina alla grotta del beato Giovanni da Parma, è la celletta solitaria di frate Francesco, oggi convertita in oratorio. In fondo al minuto ambiente sono una pittura rappresentante la Morte di San Francesco e frammenti di un antichissimo affresco.


LA NUOVA CHIESA

Dedicato alla Vergine Immacolata, il nuovo tempio è stato edificato nel 1959.
Sul piazzale antistante al sacro edificio è stata recentemente collocata una pregevole scultura bronzea di E. Brocani, raffigurante San Francesco cantore nella Valle reatina.
L'interno dell'edificio vede: un pregevole presepio in terracotta dell'artista Venturini, datato 1962; un suggestivo presepio datato 1968, con statue lignee provenienti dalla Val Gardena, i cui bozzetti appartengono all'artista L. Ferri; una ceramica, posta sull'altare maggiore, raffigurante la Vergine Immacolata, dell'anzidetto Ferri; una scultura lignea dello scultore spagnolo J. Campania, datato 1925, riproducente San Francesco ed i lebbrosi. Le splendide vetrate artistiche, opera di padre A. Farina, riproducono: I tre compagni di frate Francesco (Leone, Rufino ed Angelo); San Bonaventura, Santa Chiara ed il Beato Giovanni da Parma; ai lati della vetrata che ripropone il Perdono di Assisi, sono rappresentati: Donna Jacopa dei Settesoli e Giovanni Velita; nelle lunette: le due Natività di Bethlemme e Greccio.
Nella balconata superiore della chiesa è allestita la mostra permanente del presepio. Un crescente numero di presepi, alcuni veri e propri capolavori, lustrano questo suggestivo ambiente. Particolare attenzione meritano le opere degli scultori: L. Agnini (presepio in terracotta) ed A. Fanfoni (San Francesco e il suo presepio).
Uscendo dal sacro tempio, sulla destra è la nuova foresteria, sulla sinistra una scalinata che inoltra nel bosco; qui, in una moderna ceramica, è riprodotto Sant'Antonio da Padova ed il miracolo dell'Eucarestia.


LA CAPPELLA DI SAN FRANCESCO AL MONTE
(Monte Lacerone, h. 1204 m.)

Su questo impervio monte, amatissimo da frate Francesco, sul preciso punto in cui l'Apostolo umbro volle costruire l'umilissima capanna tra due altissimi carpini, è oggi una chiesina fattavi edificare da papa Clemente XI nel 1712.
Lo si raggiunge per un sassoso ed aspro sentiero, immerso in una incantevole selva di querce, lecci, betulle e ginestre.
Dell'originaria costruzione, inglobata in una casa di pastori edificata nel 1889, rimangono oggi i resti di una porta ad arco.

 

Estratto da: PAOLO ROSSI, Francesco d'Assisi e la Valle reatina
Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere a:

Santuario di Greccio
02040 Greccio (Rieti - Italia)
Tel. e fax 0746 750127
Ufficio informazioni Pro-Loco
P.le Santuario Francescano - tel. 0746 750640



 
 



Property of "Sacred Convent of Assisi".
Management by: DreamNet Ltd